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| Autore | Messaggio |
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keka
   Età : 21 Registrato il : 07/08/08 Messaggi : 2
 | Oggetto: Legge n.133 Gio Ott 23, 2008 5:09 pm | |
| Tratto dal sito /http://universita-ricerca.wetpaint.com/
| Citazione: | Il decreto 112 del 25/6/2008 (http://www.parlamento.it/leggi/decreti/08112d.htm, vedere anche http://docs.google.com/Doc?id=dc6kd9t2_1d46nz4f3), converito in legge dal Parlamento il 6 agosto 2008 (Legge n. 133) stabilisce varie disposizioni che vanno a incidere profondamente sul funzionamento dell'Università e in particolare sulla prospettiva di carriera dei più "giovani", quasi sempre i ricercatori. Queste disposizioni comporteranno, nell'immediato futuro, una drastica contrazione dell'offerta formativa, per quantita' e qualita', cosi' come della capacita' di ricerca degli atenei italiani. Le disposizioni che ci sembrano più importanti sono:
* Il Fondo Ordinario per il triennio 2009-2011 viene ridotto di 500 milioni di Euro (Art. 66 del DL). Si noti come tale taglio si sommi al taglio di circa il 40% effettuato contestualmente sui Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale. * Il turn-over del personale (ovvero: nuove assunzioni e passaggi di ruolo) viene limitato al 20% (sia in budget che in numero di persone) per il triennio 2009/2011 e al 50% dal 2012 (Art. 66 del DL). Questo vuol dire che ogni 5 persone che vanno in pensione si può assumere una sola persona, sia essa docente, ricercatore o tecnico/amministrativo. Per di più, le risorse risparmiate non vanno a vantaggio dell'Università, ma confluiscono in un capitolo generale, come si legge, al comma 2 del medesimo art. 69. * La possibilità data agli atenei di trasformarsi in fondazioni (con un semplice voto del senato accademico) e il conseguente trasferimento a titolo gratuito dell'intero patrimonio degli atenei pubblici in mani private introduce per decreto la privatizzazione dell'Università. Cio' avra' gravi ripercussioni sul trattamento economico e giuridico del personale (a cominciare dai tecnici-amministrativi) e sulle scelte di indirizzo in materia di didattica e ricerca. Tutto questo porterà, poi inevitabilmente, ad un notevole aumento delle tasse universitarie (le fondazioni private non devono rispettare il tetto del 20% sul Fondo di Finanziamento Ordinario dell'Universita') * Gli scatti di stipendio vengono trasformati da biennali a triennali. (Art. 69 del DL); norma che, in assenza di altri provvedimenti compensativi premianti la produttività o altro, si configura come un netto e ingiustificato taglio di stipendio. Bisogna tenere presente che non c'è una contrattazione dello stipendio come in altri settori, e che comunque, almeno per i ricercatori, lo stipendio italiano è nella "fascia bassa" dell'europa ( http://ec.europa.eu/euraxess/pdf/final_report.pdf ). La "diluizione" degli scatti ha ovviamente un effetto cumulativo. Quest'ultimo punto, che riguarda SOLO la retribuzione di professori e ricercatori e lascia tutto il resto inalterato e' stato modificato nella conversione in legge e gli scatti sono di nuovo biennali. Come leggerete qui e in tutti gli altri documenti la gravita' delle disposizioni prese resta tutta. |
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|  | | Teo
Registrato il : 23/10/08 Messaggi : 1
 | Oggetto: Re: Legge n.133 Gio Ott 23, 2008 5:46 pm | |
| Per un anno e mezzo l´università di Siena non ha versato i contributi Inpdap ai suoi 2.300 dipendenti. E´ accaduto durante la scorsa gestione, quando l´ateneo era guidato dal professor Piero Tosi. Poiché ogni mese dovrebbe pagare una cifra che si aggira sui 3 milioni di euro, a causa dei mancati versamenti si è accumulato un debito di oltre 50 milioni di euro. Per fronteggiare questa voragine il rettore Silvano Focardi, in carica dal 2006, è ora intenzionato a prendere una decisione oltremodo dolorosa: vendere uno degli edifici dell´ateneo, quasi certamente l´ex ospedale psichiatrico San Niccolò, l´ultimo ristrutturato, dove hanno sede la facoltà di Ingegneria e alcuni dipartimenti di Lettere e Filosofia. Una dolorosa separazione quella che il rettore potrebbe proporre nei prossimi giorni in consiglio di amministrazione. Una separazione che si renderebbe necessaria anche perché l´esposizione dell´ateneo nei confronti dell´Inpdap è in realtà superiore, a causa dei ritardi accumulati nei versamenti, ai 50 milioni di euro. Sotto la precedente gestione, infatti, era stato raggiunto con l´ente previdenziale un accordo di rateizzazione in base al quale l´ateneo si impegnava a versare otto milioni di euro ogni anno per dieci anni, per un totale di 80 milioni di euro. L´obiettivo del rettore Focardi è quello di ricontrattare con l´Inpdap l´entità del debito, e di coprirlo vendendo uno degli immobili di proprietà dell´ateneo, quasi certamente il complesso di San Niccolò, stimato 100 milioni di euro. Potrebbe essere lo stesso Inpdap ad acquistarlo, per poi affittarlo (con diritto di riscatto) all´Università. Una soluzione che verrà prospettata lunedì nel consiglio di amministrazione convocato d´urgenza. Corre voce che alcuni presidi abbiano dei dubbi e vogliano esaminare eventuali soluzioni alternative per poter uscire dalla crisi senza alienazioni immobiliari. Una parte dei dipendenti dell´ateneo era all´oscuro del mancato versamento dei contributi previdenziali, sebbene la questione fosse stata discussa più volte nei consigli di amministrazione. Fra i lavoratori le voci hanno cominciato a diffondersi lunedì. Martedì i sindacati hanno inviato una mail informativa. Il responsabile della ragioneria Salvatore Interi è stato trasferito a un altro incarico. Al momento le sue funzioni sono state assunte dal direttore amministrativo Loriano Bigi. Silvano Focardi, eletto rettore il 22 marzo 2006, ha trovato nel bilancio consuntivo 2005 un disavanzo di 27 milioni di euro, dei quali 24,9 di spese per il personale. L´ateneo ha fatto fronte alla grave situazione finanziaria con un mutuo di 45 milioni contratto con il Monte de´ Paschi di Siena. Il macigno del debito contributivo richiede però una soluzione più drastica e definitiva. Questo almeno sembra l´orientamento del rettore che intende risolvere una volta per tutte le pendenze con l´Inpdap. Anche a costo di rinunciare all´ultimo gioiello acquisito dalle facoltà dell´ateneo, l´ex ospedale psichiatrico. I contatti con l´Inpdap sarebbero già stati avviati. Una ipotesi alternativa sarebbe quella di cedere uno degli immobili alla Sansedoni, la società immobiliare partecipata al 48% dalla Fondazione Monte de´ Paschi di Siena, al 28% dal gruppo romano Toti Lamaro, al 16% dalla Banca Mps e all´8% da Unieco. Sembra però che Sansedoni non sia interessata all´operazione. Tratto dal sito web de "L'ESPRESSO", scritto da Laura Montanari e Franca Selvatici
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